L’elezione a Segretario di Circolo rappresenta per me una responsabilità e, al tempo stesso una sfida. I Circoli, insieme a molte altre difficoltà che hanno caratterizzato questi primi due anni di vita del Partito Democratico, sono il punto di una ripartenza politica che oggi ha il carattere dell’urgenza, sia a livello nazionale che locale. Personalmente non credo che il centro destra cadrà facilmente, né sotto i colpi delle vicende personali e giudiziarie di Berlusconi e né a causa della mancanza di coesione tra le diverse anime che lo compongono.
Il PD ha la responsabilità di assicurare l’unica alternativa credibile al centro destra e il percorso che ci separa dalle elezioni amministrative e politiche non può prescindere dalla partecipazione degli iscritti e degli elettori, così come da una reale organizzazione del Partito.
Il Circolo ha senso se riesce a garantire la partecipazione, l’informazione e la condivisione con gli iscritti in una modalità più aperta e trasparente possibile.
Nella crisi attuale che vive il PD, o nella mancata affermazione positiva, se vogliamo dirlo con termini meno pessimistici, uno degli elementi riguarda la funzione del partito, fino a ora sottovalutata e resa minimale.
Uno degli aspetti che mi convinceva di più della mozione Bersani era proprio la volontà di restituire al partito un corpo, oltreché individuarne l’anima, il senso. Ma l’intenzione del Segretario Nazionale e dei gruppi dirigenti non può bastare se non è accompagnata da uno sforzo comune. Nessuno di noi può delegare ad altri la funzione di lavorare all’anima e al corpo del PD e il luogo di questo lavoro comune è il Circolo. Il Circolo è uno strumento strategico e il Segretario deve comprendere di avere una mera funzione organizzativa, di tenuta, di gestione di tale strumento.
Per renderlo praticabile occorre risolvere alcune questioni di carattere pratico: una sede adeguata, sostenibilità finanziaria, l’utilizzo di strumenti di comunicazione efficaci e veloci, ma soprattutto un gruppo di lavoro ristretto (la Segreteria) animato dallo spirito di condivisione di obiettivi comuni. Nel rapporto con la Segreteria Comunale, penso che il Circolo debba avere una funzione di collegamento e di sintesi, così come con il gruppo dei Consiglieri Comunali così presente nel nostro circolo (6 su 10).
L’opposizione in questa città è il nostro unico campo di visibilità e dobbiamo utilizzarlo in modo propositivo e coeso, evitando derive personalistiche e facendo comprendere ai nostri elettori qual è la nostra visione di città e che stiamo lavorando per tornare a vincere le elezioni nel 2014.
Considerato tutto quello che è accaduto, penso che l’unica scelta possibile sia quella di andare avanti e guardare al futuro. A Pescara si respira un’aria ancora politicamente avvelenata che nuoce alla città e al nostro partito. Abbiamo di fronte un’amministrazione di centro destra non solo incapace di governare la città, ma ossessionata dal lascito del centro sinistra e dalla figura di Luciano D’Alfonso.
Pur tenendo presente e ribadendo a ogni occasione utile, il valore del nostro lavoro dal 2003 a 2009, non dobbiamo farci incastrare in questo gioco che per molti versi ci tiene bloccati e non ci concede di individuare nuove strade, nuove prospettive.
La responsabilità, l’onere o l’onore di amministrare ha assorbito negli ultimi anni gran parte delle energie prima dei due partiti, DS e Margherita, e poi del nascente PD. Oggi quello che ci resta è l’esperienza positiva di quella fase, le competenze che i Democratici hanno acquisito in Giunta e in Consiglio Comunale, ma non basta.
Il lavoro principale va fatto sul Partito, sulla sua organizzazione, perché senza il partito anche quelle esperienze saranno vanificate. Penso anche al supporto che il Circolo deve garantire ai Consiglieri di Circoscrizione che sono opposizione in un organismo già di per sé poco decisivo per la politica cittadina, ma che rappresentano un’occasione di partecipazione e visibilità per il Partito da non sottovalutare. In questi anni il compito del Circolo sarà anche quello di individuare quegli uomini e spero anche quelle donne, capaci di garantire la credibilità necessaria affinché si possa costruire una lista di candidature forti per le prossime amministrative, sia al Comune che, a maggior ragione, al Quartiere.
Per fare questo il Circolo dovrà guardare anche fuori e porsi come un luogo aperto non chiuso alla partecipazione anche di chi non è iscritto.
L’altro elemento è quello della comunicazione: nel Circolo gli iscritti devono avere la possibilità di comprendere le scelte del PD di Pescara e, per alcuni aspetti, contribuire a delinearle. Oggi abbiamo la possibilità di utilizzare strumenti di comunicazione veloci ed efficaci grazie a internet, come questo blog.
Resta il fatto che, almeno per me, questi sono strumenti efficaci per l’informazione, per sapere cosa fa il Circolo, per ospitare opinioni o mettere a disposizione documenti o quant’altro. Sono strumenti d’informazione, non di partecipazione. L’unica ricetta che funziona per la partecipazione, è l’incontro.
Nei primi due anni di vita del PD, oltre che mancare la discussione politica, è venuta meno anche la funzione aggregante fondamentale in un partito di massa.
Ci sono aspetti della vita politica che vanno oltre le decisioni strategiche che un grande partito deve saper prendere. Esiste un modo di vivere la politica dettato dalla quotidianità della discussione e del confronto tra singoli che si riconoscono in un progetto più ampio. Come pensiamo di mettere a fuoco e comprendere le posizioni del PD se non parliamo neanche tra di noi di ciò che accade nella nostra città e nel nostro Paese?
Il nostro è un Circolo particolare, enorme dal punto di vista territoriale e complesso per i temi che lo interessano. E’ la porzione di Città che non interessa solo i residenti, ma tutti quelli che ogni giorno la utilizzano per lavoro, studio, svago, ecc.
E’ mia intenzione quella di riprendere un confronto sulle questioni che lo riguardano: la viabilità, la qualità della vita, le politiche sociali, l’economia del centro commerciale naturale, l’ambiente. Tutto questo si dovrebbe tradurre in un confronto sul lavoro prezioso e fondamentale che fanno i nostri Consiglieri all’opposizione e sul lavoro del futuro programma del PD di Pescara. Sulle scelte e sulle dinamiche interne del partito, la mia sincera intenzione è quella di condividerle con il Circolo e non tenerle rinchiuse dentro la stanza dove, in genere, si prendono le decisioni che contano.
Nella politica ci possono essere passaggi delicati, difficili da comprendere, che magari richiedono uno sforzo maggiore di mediazione e di sintesi. La coscienza di questo aspetto non pregiudica la trasparenza. In questo modo le scelte diventano comprensibili e solo se sono comprese, possono essere condivise. Il PD pescarese domani 15 febbraio sceglierà il nuovo Segretario provinciale, auspico che sia una persona autonoma e autorevole, che miri all’unità e non all’unanimismo funzionale alla tutela delle rendite di posizione. Spero in un Segretario lavori per il PD e che sia capace di attivare un processo di azzeramento dei particolarismi.
Con il Segretario Comunale penso che non sarà complicato lavorare, ma a Stefano Casciano mi sento di dare un consiglio, quello di tenere sempre presente che il partito della Città di Pescara non possa essere marginale nel contesto della Provincia.
Pescara, politicamente, ha un’importanza strategica che va oltre il suo territorio. Se si vuota di contenuto politico questa Città, ne paga le conseguenze l’intero partito regionale. Nel 2003 era stato avviato un percorso che non dobbiamo considerare fallito, ma solo interrotto. In piena coscienza anche degli errori che sono stati commessi, penso che nei prossimi anni ci sarà un grande lavoro da affrontare insieme per riprendere questo cammino Auguri e tutti noi.
Palmina Romano - Segretaria del Circolo